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ALLEGATO 2 DM ASSEVERAZIONI

ALLEGATO 2 DM ASSEVERAZIONI

Asseverazione STATO AVANZAMENTO LAVORI

CLEAN_Allegato_2_DM_Asseverazioni_31_luglio_2020

ALLEGATO 1 DM ASSEVERAZIONI

ALLEGATO 1 DM ASSEVERAZIONI

Asseverazione STATO FINALE dei lavori

CLEAN_Allegato_1_DM_Asseverazioni_31_luglio_2020

DM ASSEVERAZIONI

Firmato il decreto attuativo relativo alla modulistica e alle modalità di trasmissione dell’asseverazione agli organi competenti, tra cui Enea, per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici previsti dal decreto Rilancio.

Con questo provvedimento viene, infatti, pubblicata la modulistica che definisce le modalità di trasmissione dell’asseverazione, mentre diventa operativa anche la procedura inerente le verifiche e gli accertamenti delle attestazioni e certificazioni infedeli.

Allegati i moduli per l’asseverazione degli interventi conclusi o in uno stato di avanzamento delle opere per la loro realizzazione, nella misura minima del 30% del valore economico complessivo dei lavori:

Allegato_1_DM_Asseverazioni_31_luglio_2020

Allegato_2_DM_Asseverazioni_31_luglio_2020

DM_ASSEVERAZIONE_2020

 

Guida dell’Agenzia delle Entrate che spiega attraverso casi pratici, tutto quello che c’è da sapere sull’agevolazione introdotta dal Dl Rilancio. L’incentivo consiste in una detrazione del 110% delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per gli interventi che aumentano l’efficienza energetica degli edifici e per quelli antisismici. La guida fornisce, inoltre, indicazioni sulla possibilità introdotta dal Dl Rilancio di cedere la detrazione o di richiedere al fornitore uno sconto immediato con la possibilità per quest’ultimo di cederlo ulteriormente.

Guida_Superbonus110

 

Tabella Massimali di Costo – Allegato I – Bozza Decreto Attuativo Superbonus 110 percento

Di seguito la riproduzione integrale dell’Allegato I alla bozza di decreto attuativo contenente i massimali specifici di costo per gli interventi sottoposti a dichiarazione del fornitore o dell’installatore ai sensi dell’Allegato A della bozza di decreto attuativo del Superbonus al 110 percento ancora in fase di definizione:

BOZZA DECRETO ATTUATIVO MISE-MASSIMALI_ALL_I

Art. 2, comma 1, lett. a) interventi di riqualificazione energetica globale di cui al comma 344 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n.296, eseguiti su edifici esistenti o su singole unità immobiliari esistenti

Tabella costi unitari ed esclusioni nella bozza di decreto attuativo del superbonus 110 percento

Secondo indiscrezioni di stampa di oggi 12 luglio 2020 (fonte sole 24 ore) l’allegato I allo schema di decreto attuativo del superbonus 110 per cento sarebbe costituito da una tabella contenente i massimali di spesa per le diverse tipologie di lavori ammessi alle detrazioni.

A titolo esemplificativo ed ovviamente non definitivo si riportano quelle tipologie di lavori per le quali sono uscite indiscrezioni sui costi unitari da applicare:

In una nota a margine viene specificato che i costi indicati nell’allegato I ricomprendono l’Iva, prestazioni professionali e complementari all’installazione e alla messa in opera delle tecnologie.

E’ del tutto evidente come, se fossero confermate tali indiscrezioni, i nuovi costi unitari potrebbero rappresentare in alcuni casi una forte limitazione ai tetti di spesa fissati dal decreto.

Attenzione a quanto contenuto nell’articolo 3 dello schema di decreto attuativo riferito ai limiti alle agevolazioni.

Secondo quanto indicato al comma 4 «non è consentito l’accesso alle detrazioni (… per interventi …) analoghi a interventi che già ne hanno beneficiato, eseguiti sullo stesso elemento edilizio e sullo stesso impianto da un tempo inferiore ai 10 anni dalla conclusione dei lavori».
In pratica se hai già usufruito di detrazioni fiscali (penso al 50 o al 65 % per ristrutturazioni o riqualificazioni energetiche) nei dieci anni precedenti non potrai accedere al superbonus per interventi sullo stesso elemento edilizio (ad esempio cappotto ma anche infissi) o sullo stesso impianto (ad esempio caldaia o pompa di calore).
Sempre che tutto venga confermato con l’approvazione definitiva del decreto attuativo !
Fonte: https://ntplusfisco.ilsole24ore.com/art/superbonus-limitato-nuovi-massimali-unitari-costo-ADPpSfd

Testo definitivo Superbonus 110 percento

Il 9 luglio è stata approvata alla Camera dei deputati la legge di conversione del decreto Rilancio, che non subirà più alcuna modifica nel passaggio in Senato per l’approvazione definitiva  entro il 18 luglio.

Di seguito il testo definitivo degli artt. 119 e 121 riguardanti il superbonus al 110 percento:

artt_119_121_DL RILANCIO

Conversione in legge Decreto Rilancio – art. 119 – Superbonus 110 percento

Prevista per l’8 luglio, con testo “blindato”,  la votazione alla Camera per la conversione in legge del Decreto Rilancio che poi dovrà passare in Senato per l’approvazione definitiva.

Ecco il testo del DL Rilancio posto a confronto con il testo emendato:

Art. 119 conversione in legge DL Rilancio

 

 

 

Validità dell’ APE e obbligo di aggiornamento

L’APE ( Attestato di Prestazione Energetica ) ha validità 10 anni.

Puoi vedere la data di scadenza del tuo APE sulla prima pagina in alto a destra.

aggiornamento APE

L’APE deve però essere aggiornato a ogni intervento di ristrutturazione o riqualificazione che modifichi la classe energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare.

L’art. 6, comma 5 del D.Lgs. 192/2005 sostituito dall’art. 6 della legge n. 90 del 2013 così recita:

 “L’attestato di prestazione energetica di cui al comma 1 ha una validità temporale massima di dieci anni a partire dal suo rilascio ed è aggiornato a ogni intervento di ristrutturazione o riqualificazione che modifichi la classe energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare.”

Pertanto secondo il dettato normativo la discriminante per l’aggiornamento è costituita dalla modifica della classe energetica indipendentemente dalla tipologia o entità dell’intervento.

Ma non è tutto, infatti l’art.6, comma 5 continua così:

La validità temporale massima è subordinata al rispetto delle prescrizioni per le operazioni di controllo di efficienza energetica dei sistemi tecnici dell’edificio, in particolare per gli impianti termici, comprese le eventuali necessità di adeguamento, previste dai regolamenti di cui al d.P.R. 16 aprile 2013, n. 74, e al d.P.R. 16 aprile 2013, n. 75. Nel caso di mancato rispetto di dette disposizioni, l’attestato di prestazione energetica decade il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è prevista la prima scadenza non rispettata per le predette operazioni di controllo di efficienza energetica. A tali fini, i libretti di impianto previsti dai decreti di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b), sono allegati, in originale o in copia, all’attestato di prestazione energetica.

Pertanto nel caso in cui non siano state effettuate manutenzioni nei tempi previsti l’APE decade il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è prevista la prima scadenza non rispettata per le operazioni di manutenzione previste per legge.

Ad esempio se, per legge, era prevista una manutenzione entro il 20 luglio 2020 e tale manutenzione non è stata eseguita, l’APE decade il 31 dicembre 2021.

Per sapere le scadenze previste per legge in funzione della tipologia di impianto e di fluido termovettore vedi l’articolo:

Manutenzione Caldaia e Pompa di calore in Toscana

CAMBIO DI DESTINAZIONE D’USO IN TOSCANA

Prima di addentrarci nella disciplina urbanistica per il cambio di destinazione d’uso in Toscana occorre partire dalla definizione che ne fa il Testo Unico dell’Edilizia all’art. 23-ter riportato integralmente in corsivo:

D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380
Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia
(G.U. n. 245 del 20 ottobre 2001) aggiornato con le modifiche introdotte nel corso degli anni

Art. 23-ter. Mutamento d’uso urbanisticamente rilevante
1. Salva diversa previsione da parte delle leggi regionali, costituisce mutamento rilevante della destinazione d’uso ogni forma di utilizzo dell’immobile o della singola unità immobiliare diversa da quella originaria, ancorché non accompagnata dall’esecuzione di opere edilizie, purché tale da comportare l’assegnazione dell’immobile o dell’unità immobiliare considerati ad una diversa categoria funzionale tra quelle sotto elencate:

  1. a) residenziale;
    a-bis) turistico-ricettiva;
    b) produttiva e direzionale;
    c) commerciale;
    d) rurale.
  2. La destinazione d’uso di un fabbricato o di una unità immobiliare è quella prevalente in termini di superficie utile.
  3. Le regioni adeguano la propria legislazione ai principi di cui al presente articolo entro novanta giorni dalla data della sua entrata in vigore. Decorso tale termine, trovano applicazione diretta le disposizioni del presente articolo. Salva diversa previsione da parte delle leggi regionali e degli strumenti urbanistici comunali, il mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale è sempre consentito.

 

DESTINAZIONE D’USO

La destinazione d’uso dunque non è altro che la forma di utilizzo dell’immobile o della singola unità immobiliare e nel caso ve ne siano compresenti più di una per destinazione d’uso si deve intendere quella prevalente in termini di superficie utile ovvero superiore al 50% del totale. La superficie utile è quella calpestabile al netto delle murature che vengono escluse dal computo a differenza di quanto si fa per la superficie commerciale. Un errore comune è quello di considerare la superficie catastale come rilevabile dalla consultazione della visura catastale che è ben diversa dalla superficie utile.

La superficie utile viene così definita nel Regolamento Edilizio Unificato della Regione Toscana all’art.12 ed alla voce n. 14 dell’Allegato 1 di seguito riportata integralmente in corsivo: “Superficie di pavimento degli spazi di un edificio misurata al netto delle superfici accessorie (SA) e di murature, pilastri, tramezzi, sguinci e vani di porte e finestre”.

CAMBIO DI DESTINAZIONE D’USO

destinazione usoPer cambio di destinazione d’uso si deve intendere la procedura urbanistica per la quale si attua il mutamento della destinazione d’uso originaria dell’immobile o regolarmente assentita dal comune in pratiche successive. Altro comunissimo errore è quello di identificare la destinazione d’uso urbanistica con quella catastale. Molto spesso infatti il cliente confonde le due fattispecie dando addirittura più importanza a quella catastale mentre è esattamente l’opposto. Purtroppo nel corso della mia carriera è capitato di dover “sanare” situazioni nelle quali  il tecnico aveva presentato il cambio di destinazione d’uso al catasto e non in comune. Il cambio di destinazione d’uso in catasto è enormemente più semplice in quanto è sufficiente presentare un DOCFA con il quale non si fa altro che comunicare al catasto, oggi Agenzia delle entrate, l’avvenuto cambio di destinazione d’uso mentre l’iter urbanistico è senza dubbio più articolato e non sempre possibile, come vedremo.

Al comma 3 viene demandato alle regioni l’adeguamento della normativa nazionale alla propria legislazione.

La regione Toscana ha recepito ed adeguato la normativa nazionale in questione per mezzo della Legge Regionale Toscana 65/2014 e delle sue successive integrazioni e modifiche tra le quali quella della L.R. 69/2019 che ha modificato il comma 6 dell’art. 191 in vigore dal 22/11/2019 per il quale i cambi di destinazione d’uso urbanisticamente rilevanti di cui all’art. 99  della stessa Legge Regionale,  con o senza opere edilizie, non possono essere più oggetto di sola comunicazione.

Per cambi di destinazione d’uso rilevanti si deve intendere i cambi di destinazioni d’uso tra le diverse categorie funzionali così come indicate al comma 1 dell’art. 23 ter del T.U.E. e, nel caso della regione toscana dall’art. 99 della L.R. 65/2014 per il quale vengono individuate le seguenti

CATEGORIE FUNZIONALI:

  1. residenziale;
  2. industriale e artigianale;
  3. commerciale al dettaglio;
  4. turistico-ricettiva;
  5. direzionale e di servizio;
  6. commerciale all’ingrosso e depositi;
  7. agricola e funzioni connesse ai sensi di legge.

 

Il mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale è sempre consentito a meno che gli strumenti di pianificazione urbanistica comunali  o la disciplina di cui all’articolo 98 di distribuzione e localizzazione delle funzioni non stabiliscano limitazioni al mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale.

Il mutamento delle destinazioni d’uso da una all’altra delle categorie funzionali costituisce mutamento urbanisticamente rilevante della destinazione d’uso.

Gli strumenti di pianificazione urbanistica comunali o la disciplina di cui all’articolo 98 di distribuzione e localizzazione delle funzioni possono individuare aree, diverse dalle zone omogenee “A” di cui al d.m. 1444/1968, nelle quali le seguenti categorie funzionali siano assimilabili:

  1. residenziale e direzionale e di servizio laddove reciprocamente funzionali;
  2. industriale e artigianale e commerciale, all’ingrosso e depositi, nonché direzionale e di servizio.

Il comma 4 dell’art. 99  ribadisce quanto già in precedenza esplicitato in merito all’individuazione della destinazione d’uso di un fabbricato o di una unità immobiliare che corrisponde a quella prevalente in termini di superficie utile.

Il comma 5 specifica che l’insediamento di grandi strutture di vendita o di medie strutture aggregate, aventi effetti assimilabili a quelle delle grandi strutture, sono ammessi solo tramite espressa previsione del piano operativo in conformità con la disciplina del piano strutturale. In assenza di tale previsione è precluso l’insediamento di strutture di vendita sopra richiamate, anche se attuato mediante interventi comportanti la modifica della destinazione d’uso di edifici esistenti o l’incremento della superficie di vendita di strutture commerciali già insediate.

Al comma 6 si stabilisce con precisione da dove si desume la destinazione d’uso di un immobile.

Si presume destinazione d’uso attuale ai fini della presente legge, quella risultante da:

  1. titoli abilitativi o altri atti pubblici;
  2. atti in possesso della pubblica amministrazione formati in data anteriore all’entrata in vigore dello strumento urbanistico comunale;
  3. in mancanza di uno degli atti di cui alle lettere a) e b), la posizione catastale quale risulta alla data di entrata in vigore dello strumento urbanistico comunale, fermo restando quanto previsto dall’articolo 83[2] per gli edifici situati nel territorio rurale.

QUANDO E’ POSSIBILE IL CAMBIO DI DESTINAZIONE D’USO

Una volta stabilita qual è la destinazione d’uso attuale attraverso una ricerca presso i competenti uffici comunale o se tale ricerca è infruttuosa attraverso una semplice visura catastale si pone il problema se il cambio di destinazione d’uso sia possibile.

Il mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale è sempre consentito a meno che la normativa comunale non stabilisca limitazioni anche per cambi di destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale come da combinato disposto dei commi 2 lett. a e 3 lett. b dell’art. 99  L.R. 65/2014.

Ogni fabbricato, soprattutto quelli di recente costruzione, è stato realizzato rispettando normative e regolamenti specifici per la destinazione d’uso per la quale è stato progettato.

Pertanto nel caso in cui si volesse cambiarne l’attuale destinazione d’uso occorrerà che lo stesso possegga le caratteristiche che consentano il rispetto dei requisiti di legge della nuova destinazione, quali ad esempio il rispetto dei rapporti aero-illuminanti e delle prescrizioni a carattere igienico-sanitario ed impiantistico ma soprattutto occorrerà accertarsi che il cambio di destinazione d’uso sia consentito nella zona di piano strutturale e di regolamento urbanistico (oggi piano operativo) nel quale l’immobile insiste attraverso la consultazione di mappe, regolamenti e sopratutto delle NTA (Norme Tecniche di Attuazione).

Nel caso in cui il cambio di destinazione d’uso configuri un incremento del carico urbanistico oltre ai diritti di segreteria occorrerà corrispondere anche gli oneri di urbanizzazione compresi i cambi di destinazione d’uso senza opere.

Solo dopo aver ottenuto il cambio di destinazione urbanistico si potrà presentare il DOCFA in catasto ( oggi Agenzia delle Entrate) per il relativo cambio di destinazione d’uso catastale.

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