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Skills Used / Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamento Sicurezza Cantieri

L’intervento di ristrutturazione ha riguardato una villa costruita negli anni sessanta nei pressi dello stadio di Montevarchi con ampliamenti volumetrici risalenti agli anni settanta, ricadente all’interno della definizione di Ristrutturazione Edilizia ai sensi dell’art. 79 co.2, lett.d, L.R. 1/05 ed in particolare nella tipologia della Re1 – Ristrutturazione Edilizia di tipo 1  ai sensi dell’art.12 delle N.T.A. del Regolamento Edilizio, espressamente consentita nelle zone T3.

Tutto l’intervento ha avuto come linea guida l’utilizzo di materiali “naturali” evitando accuratamente i materiali chimici di sintesi quali polistirolo, polistirene e simili.

Per migliorare l’efficienza energetica e quindi il contenimento dei consumi si è optato per la realizzazione di un cappotto termico isolante interno in sughero naturale ovvero non trattato chimicamente ma semplicemente essiccato al sole con finitura in biocalce traspirante per permettere all’involucro di “traspirare”. Si è proceduto poi alla ricomposizione della copertura al fine di trasformare il tetto ad una falda in latero-cemento con manto in “eternit” in un tetto tradizionale a due falde a capanna, tipologia più consona alla struttura portante dell’edificio a setti portanti in mattoni pieni sui quali è stata impostata una struttura lignea di copertura in travi lamellari che sorregge un’assito in legno costituito da doppio tavolato ad orditura ortogonale sul quale posare una doppia orditura di regoli in abete 4×4 cm per creazione intercapedine d’aria e appoggio del manto in tegole di laterizio. Il tutto completo di accessori quali rete parapasseri, raccordi per elementi verticali sporgenti, colmo ventilato ecc.

Per l’isolamento termico si è ricorso oltre al tetto ventilato di cui sopra ad un triplo strato di materiale isolante costituito da fibre di legno ricomposto tipo Biopan.

Per l’impermeabilizzazione si è evitato di utilizzare membrane sintetiche polimeriche o bituminose né tantomeno “catrami” ma semplicimente una membrana traspirante tipo tywek.

L’utilizzo dei materiali naturali è stato esteso anche alle pavimentazioni in travertino con inserti in granito ed al rivestimento dei bagni in pannelli in travertino di grandi dimensioni scanditi da fasce sempre di travertino di diversa estrazione che vanno dal nuvolato cloudy allo scabas al noce.

Si è provveduto inoltre inoltre alla ridefinizione del prospetto tergale dell’edificio, in precedenza di alcun valore architettonico e decorativo. A tale scopo, al centro della facciata, l’esigenza funzionale della creazione di un secondo camino ai fini impiantistici viene colta come occasione per la regolarizzazione del disegno complessivo della facciata attraverso la creazione di un sistema del tipo a colonne binate con timpano centrale triangolare posto ad un’altezza tale da porre la quota di sbocco dei fumi al di fuori della cosiddetta zona di reflusso (art. 4.3.3 Norme UNI-CIG 7129/92 e art. 21 delle N.T.A. del R.E. – camini canne fumarie e sfiati). Tale elemento si prolunga idealmente al piano terra attraverso le due fasce verticali centrali ad intonaco rigato e in combinazione con le altre due poste ai lati della facciata costituite al piano terra da intonaco rigato e al piano superiore da un semplice ispessimento dell’intonaco costituisce il fulcro di un principio ordinatore completato dalle due cornici marcapiano ad intonaco liscio che hanno la funzione di inquadrare la facciata in un sistema ordinato che ha lo scopo di regolarizzare una facciata che nasce irregolare, frutto di un edilizia in cui i prospetti nascevano sulla scorta di mere esigenze funzionali e resa a sua volta ancor più caotica dall’addizione del 1973 che anziché regolarizzare la facciata ha contribuito ancora di più a frantumarne i motivi ordinatori.

Stessa cosa non si può dire per quanto riguarda il fronte principale che nel rimanere immutato dalla sua genesi ad oggi conserva un proprio rigore attraverso la corrispondenza delle aperture del piano terra con quelle del piano primo. Ad ulteriore regolarizzazione della facciata (art. 21 delle N.T.A. del R.E.– aperture sulle facciate e infissi esterni degli edifici) verrà riproposto il motivo già adottato nel prospetto tergale della individuazione delle fasce verticali, tra cui quelle alle estremità già esistenti e costituite da un rivestimento con le tipiche bozze di pietra degli anni 60 e da una centrale creata attraverso la posa in opera di intonaco rigato in maniera da fare sporgere leggermente tale finitura dal resto della parete intonacata. A terminazione sommitale di ognuna di esse verrà collocata una semplice cornice che enfatizza l’ordine monumentale delle lesene ed attribuisce all’edificio una caratterizzazione più urbana e quindi più consona all’attuale collocazione dello stesso all’interno del tessuto edilizio della città.

Le opere strutturali hanno riguardato il consolidamento dei due muri centrali in mattoni pieni ad una testa posti al piano terra attraverso l’utilizzo di doppio betoncino armato ed il consolidamento del solaio del piano sottotetto.

L’intervento ha riguardato l’adeguamento degli impianti idro-sanitario, elettrico e termico con l’installazione di pannelli solari termici per l’utilizzo dell’acqua calda sanitaria attraverso un bollitore collegato alla nuova caldaia a condensazione in centrale termica.